A proposito dell’intervista rilasciata ad un quotidiano calabrese dall’On. Minniti, è necessario precisare che non può essere condivisa la sua idea di “autonomismo”, in quanto equivale ad una concezione dell’agire politico ed istituzionale che si concretizza in questo modo: ognuno nella propria regione fa quello che gli pare. Al di fuor ed al di sopra di qualsivoglia linea politica nazionale. Che è ciò che stanno facendo i rappresentanti istituzionali del mio partito.
Preliminarmente, è doveroso precisare che dall’intervista si ricava un vuoto spaventoso di proposta e di progetto politico ed una analisi di fase sulla situazione, sociale, politica ed istituzionale, della Calabria legittima ma del tutto errata. Continuiamo a ritenere un grave errore politico il nostro rientro nella Giunta Loiero, perché ciò arreca un enorme danno alla credibilità dello stesso P.R.C., come forza di cambiamento nella nostra regione, e non contribuisce a migliorare le condizioni materiali di vita dei cittadini calabresi. Le motivazione sono quelle che partono dalla gigantesca questione morale e passano da un giudizio fortemente negativo sull’azione amministrativa e politica, di questi ultimi mesi, della giunta Loiero, che si è svolta in piena continuità con il passato e non si è affatto caratterizzata come alternativa, tanto da aggravare ulteriormente le già critiche condizioni socio-economiche dei calabresi.
Avevamo già detto di no alla nascita dell’asse PD-UDC, perché è destinato a neutralizzare il ruolo del PRC ed a spostare ancora più a destra il profilo politico e programmatico del governo regionale e della sua maggioranza ed introduce ulteriori elementi di trasformismo.
Considerata la linea politica neocentrista che caratterizza il partito democratico è completamente sbagliato riproporre una nuova alleanza di centrosinistra. Una scelta del genere ricaccerebbe il PRC in una posizione del tutto subalterna sancendo, anche agli occhi dei nostri elettori, l’inutilità del nostro partito.
Avevamo sostenuto che sui terreni della sussidiarietà, delle privatizzazioni e dei tagli ai servizi pubblici locali, le scelte locali del PD e la sua gestione del territorio non sono alternative, ma diventano sempre più simili a quelle del centrodestra.
Il Comitato Politico Nazionale del 13 e 14 dicembre ha approvato un documento che io ritengo tutt’ora valido e che non fa altro che riprendere le questione da noi poste e cioè che “il PRC considera improponibile, nella formazione di coalizioni, il coinvolgimento di forze politiche di esplicita collocazione centrista e moderata come l’UDC. Con questa forza se è possibile realizzare convergenze sul piano della difesa delle garanzie democratiche, come già oggi sta avvenendo nel caso della legge elettorale per le europee, non è tuttavia possibile dar vita ad alleanze elettorali o di governo, date le evidenti differenze sul piano politico e programmatico. Di fronte allo scenario inquietante degli avvisi di garanzia che si abbattono su amministratori del centro sinistra, sottolineiamo la relazione esistente tra deriva neocentrista e questione morale. Il Prc ritiene essenziale che in queste elezioni emerga con nettezza una discontinuità nelle scelte del personale politico, dei contenuti e delle pratiche amministrative, così come abbiamo fatto in Abruzzo. Questa esigenza conferma l’errore compiuto con il reingresso nella giunta regionale calabrese, irrimediabilmente compromessa dalle azioni giudiziarie intentate nei confronti di molti consiglieri e amministratori. Ci chiede una netta discontinuità nelle esperienze di governo alla regione Campania, al comune di Napoli e in tutte le realtà in cui riemerge, in particolare, la questione morale.”
Il nostro partito deve lavorare per costruire una dura opposizione sociale e politica al Governo Berlusconi, che deve caratterizzare il nostro agire politico, una opposizione vera, un’opposizione autonoma rispetto al PD, anzi in un percorso strategico alternativo a quello dei democratici.
Una prospettiva di alternativa non si costruisce a tavolino, ma nel vivo delle lotte sociali, la si costruisce, quindi, rafforzando la sinistra sociale e politica, con le lotte e nell’opposizione sociale al governo.
Il rilancio del Partito della Rifondazione Comunista dovrà essere caratterizzato anzitutto da una vera e propria discontinuità, che renda visibile la svolta a sinistra sancita al Congresso di Chianciano.
In questa prospettiva, il rilancio del PRC parte dalla ripresa dell’iniziativa sociale e politica: in particolare la promozione di lotte e vertenze territoriali su lavoro, precarietà, licenziamenti (vedi Why not, AFOR, ARSSA), sanità, casa, scuola, assetto del territorio ed urbanistica, rifiuti, trasporti e mobilità, antirazzismo e diritti sociali, lotta alla ‘ndrangheta, antifascismo, che coinvolgano i circoli e le zone del partito, sarà il collante per la ricostruzione dei legami sociali, qualificando così l’utilità sociale e politica dei comunisti.
In presenza di una crisi economica sempre più forte dobbiamo ribadire con forza il superamento delle logiche concertative, orientando la nostra azione politica a sostegno di ogni elemento di conflitto dal basso, nei luoghi di lavoro, con la rinascita del protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori.
16.3.09
Pino Commodari |